CIAK SU SANTA CLAUS

Nell’immaginario collettivo nave e barche sono da sempre il collegamento tra questo e l’altro mondo, così già nel Medioevo i bambini attendevano le strenne natalizie (giocattoli in legno, dolcetti e noci), condotte da un veliero con un equipaggio d’eccezione: Gesù al timone, San Giovanni e l’arcangelo Michele come aiutanti. Allo stesso modo San Nicola giungeva nel mare del Nord dalla Spagna, mitica terra di fertilità e abbondanza, in banchina lo attendeva uno scudiero moro, chiamato Peter nero e un destriero bianco, col quale distribuiva il suo carico di doni. Dopo la scoperta del nuovo mondo furono molti i protestanti perseguitati che lasciarono l’Europa in cerca di libertà e ricchezza, portandosi dietro tradizioni e nostalgie dei loro paesi d’origine. Uno di questi, secondo un racconto di Washington Irving del 1812, era il comandante di un bastimento tanto devoto a San Nicola da far scolpire sulla prua come polena l’immagine del vescovo. Per una strana coincidenza la sua nave, chiamata “buona dama”, giunse nel porto di New York proprio la sera della vigilia. Un vento magico prese a soffiare all’improvviso, facendo volare  la polena sopra i tetti della città: tutti videro il santo scolpito nel legno affaccendato a gettare doni nei camini, riproponendo così nel cielo americano l’antico miracolo del vescovo che, in tempi antichi, aveva consentito a tre povere fanciulle di sposarsi nonostante fossero prive di dote, lasciando cadere oggetti d’oro nel foro del camino. Fu proprio a questa storia che dieci anni più tardi, nel 1822, un fantasioso professore di lettere (tale Clement Clarke Moore) si ispirò per tener buoni i suoi sei figli la sera della vigilia. Il risultato fu un simpatico poemetto illustrato, che in pochi mesi conquistò l’America, dove il volo magico della polena e i miracoli del santo si intrecciarono col personaggio che tutti conosciamo, panciuto, paziente e protettivo, del tutto privo del lato minaccioso presente in tanti portatori di doni, come il Krampus che accompagna San Nicola o la Befana col suo fuso minaccioso che buca il ventre ai bimbi disobbedienti. Dagli gnomi delle fiabe nordiche aveva preso la giacca rossa col cappuccio, la barba e gli stivali, ma l’agilità con cui si arrampicava, nonostante l’evidente sovrappeso, era retaggio dello spirito del vischio vestito di verde, incoronato di foglie e bacche, che già in epoca celtica portava doni e auguri alla comunità.








IL CLAN DI BABBO NATALE: parenti e affini del grande vecchio

Magico, protettivo e rassicurante, Babbo Natale è l’eroe positivo, il gigante buono che incarna lo spirito tribale infantile della festa, indovina i desideri e li realizza, sconfiggendo le forze oscure dell’inverno con il rosso solare dei suoi abiti e il tintinnio dei suoi campanelli. Come i santi e gli sciamani ha il potere dell’ubiquità e del volo magico, distribuendo a tutti un dono, ripete il gesto dei re magi, che è insieme offerta e gratitudine, in più sgancia il regalo dall’antico obbligo di ricambiarlo, trasformandolo in premio per le buone azioni compiute. Lo circonda una corte di “fratelli e cugini” (tutti discendenti di Saturno, l’antico dio dei semi, celebrato a Roma alle soglie dell’inverno con banchetti, luci e regali). Questi condividono con lui il ruolo di portatori di doni, spesso intrecciati a castighi, che riflettono l’ambiguità del periodo solstiziale: il freddo e l’oscurità esorcizzati con le feste e i fuochi, la discesa dentro se stessi e l’attesa del rinnovamento.
Ecco una carrellata dei loro ritratti:

SANT’ANDREA, uno dei dodici apostoli, fratello di Simon Pietro, nel giorno della sua festa (30 novembre) si presenta alla porta con un asino carico di doni. L’animale bussa tre volte lasciando un presente ai bambini buoni.

SAN NICOLA
Arriva il 6 dicembre, avvolto nel mantello vescovile. Lo accompagnano figure ambigue, come il diavoletto Krampus, che annota sul registro i pensieri e le azioni dei bambini, colpendo i disobbedienti con un randello. In Svizzera gli aiutanti sono dodici, tutti mascherati e muniti di campanacci, corna e frustini, chiavi simboli di fecondità. Altrove l’aiutante è il terribile cavaliere Rupprecht, col volto annerito di fuliggine, oppure Fottardo, Pelz-Nickel o Schmutzli, forse controfigure del dio Odino, che a cavallo del suo magico destriero a otto zampe guida schiere di spiriti nelle lunghe notti dicembrine. A sorpresa in Baviera San Nicola ha anche una moglie, Niclefrau, una giovane vestita di bianco e incoronata di candele.

SAN VENCESLAO
Visse in Boemia intorno all’anno 1000, fu un famoso condottiero ma cadde sotto la congiura del fratello Boleslao. Additato ai bambini come esempio di virtù, divenne ben presto un portatore di doni, atteso e festeggiato come San Nicola il 6 dicembre.

WEINACHTSMAN, l’uomo che illumina la notte santa.
Sarebbe un angelo misterioso, con funzioni di messaggero, celato dietro l’aspetto di vecchio eremita, imbacuccato nel mantello col berretto di pelliccia.

CAVALIERE RUPPRECHT
Accompagna San Nicola, con il volto annerito di fuliggine. In ogni caso arriva prima di Natale, portando un bastone e una lunga scopa.

PELZNICHEL
È un elfo gentile, un genietto dei boschi vestito di pelli, da cui deriverebbero le bordature di pelliccia del vestito di Babbo Natale.

NONNO GELO
Chiamato anche Grande Hukko, è la personificazione dell’inverno, con una lunga veste color ghiaccio, la barba bianca e un ramo brinato come bacchetta magica tra le mani. Abita in un magnifico castello, fatto di colonne di ghiaccio e cascate gelate, che lascia solo a Capodanno per portare doni, accompagnato dai suoi inseparabili amici, un orso bianco e un altro bruno. È sposato con la principessa della neve e insieme lavorano per preparare l’inverno anche nelle regioni più lontane.

BABUSKA
Un curioso mix di Babbo Natale e Befana, ecco la vecchia Babuska, preposta alla distribuzione dei doni nell’Europa orientale. Il compito, secondo la leggenda, deriverebbe da un castigo: la vecchia egoista si era rifiutata di insegnare la strada ai re magi e più tardi, quando terminate le proprie faccende aveva deciso di seguirli, non aveva più trovato né la grotta né la sacra famiglia. Per questo torna ogni Natale nel mondo, sperando di ritrovarvi il Dio Bambino per ricoprirlo di doni, ma ormai guarita dall’antico egoismo e per non rischiare un altro passo falso, offre un omaggio a ogni bimbo che incontra o meglio alla scintilla divina presente anche in lui.

SANTO STEFANO
È il patrono dei cavalli, che si facevano girare tre volte intorno alla chiesa per essere benedetti. Per la sua festa, il giorno dopo Natale, i padroni offrivano ai servitori piatti di dolci e frutta, da ciò l’usanza inglese di scambiarsi in questo giorno i doni di lavoro al di fuori della cerchia familiare.

SAN SILVESTRO
Dietro al bacio tradizionale sotto al vischio e allo scambio di un dono simbolico, soprattutto col partner, c’è un santo divenuto celebre per aver combattuto e vinto un drago nascosto in una grotta, alla quale si scendeva attraverso 365 scalini (esattamente i giorni dell’anno). Così San Silvestro eredita le promesse e le minacce di Giano, Dio latino della soglia, contraddistinto da due facce: una dietro, rivolta al passato, l’altra davanti, verso il futuro. Sempre il 1° gennaio in Grecia San Basilio, protettore dei bambini, porta doni e la moneta con la sua effigie, inserita nell’impasto di una torta, porta fortuna per tutto l’anno a chi se la ritrova in bocca.

SAN BASILIO
Sempre il 1° gennaio in Grecia San Basilio, protettore dei bambini, porta doni e la moneta con la sua effigie, inserita nell’impasto di una torta, promette fortuna per tutto l’anno a chi se la ritrova in bocca.

DUN KE LAUREN
E’ la versione asiatica di Babbo Natale in Cina  che significa, appunto, “vecchio uomo di Natale”. Lascia i suoi doni sotto a un abete ornato con lampioncini di carta di riso  e  fiori bianchi e rosa, che simboleggiano la speranza e il rinnovamento.

HOTEIOSHO
In Giappone Babbo Natale è Hoteiosho, un curioso incrocio tra un sacerdote e una divinità, con occhi sia davanti che dietro alla testa raffigurato mentre trasporta un pacco molto più grande di lui.

In Finlandia il corrispettivo di Babbo Natale è una capra chiamata Joulupukki; in Islanda, invece il vecchione ha ben tredici concorrenti, gli Jolasveinar che si presentano in numero sempre crescente a partire dal 13 dicembre e passato Natale scompaiono in ordine inverso fino al giorno della Befana.




TUTTI  I PERCHE’ DI BABBO NATALE
Perché Babbo Natale vive al Polo Nord?
Che la sua casa sia in Svezia, Norvegia o Finlandia, Babbo Natale è una creatura della tundra. Il nord, infatti, era la mitica terra degli iperborei, potenti sciamani detentori di sapienza magica.

Perché la sua slitta ha i campanelli?
Il loro suono argentino è un potente antidoto contro le forze oscure dell’inverno, scaccia gli spiriti malvagi e assicura positività e fortuna.

Perché porta  i doni ai bambini?
I bambini si identificano con la vita, sono una promessa di rinascita, perciò portare loro dei regali equivale a placare spiriti e defunti, gratificandoli con offerte e sacrifici, in attesa del loro ritorno.

Perché Babbo Natale è vestito di rosso?
Il rosso è il colore del sole, che all’epoca del solstizio invernale va rievocato e sostenuto con i suoi simboli, per esempio candele, fuochi, decorazioni rosse e dorate, agrumi e dolci a base di uova e miele.

Perché la sua slitta è trainata da 8 renne?
La ricrescita periodica delle corna assimila la renna al ciclo del sole, facendone un simbolo solare di illuminazione e sapienza. In testa c’è la renna Rudoplh, riconoscibile per via del naso, rosso e brillante come una lampadina accesa. In più 8 nel mito germanico sono le zampe del magico destriero del Dio Odino.

Perché Babbo Natale porta il sacco, la scopa e la frusta?
Sono tutti oggetti presenti nei riti di iniziazione: la scopa allontana il passato, la frusta assicura fecondità, mentre il sacco, simulando la grotta o il grembo materno, evoca la rinascita (del sole) dopo l’apparente morte invernale.

Perché Babbo Natale è lo sponsor della  Coca Cola?
Tutto nasce da una trovata pubblicitaria di un tale Sundblom che nel 1938 abbinò i colori di Babbo Natale al marchio della bevanda con la scritta “La sete non ha stagioni”.


Perché il sacco di Babbo Natale è sempre pieno?
Si tratta di una trasposizione della cornucopia di Zeus, colma di frutti, spighe e monete. Oppure è il magico calderone dell’abbondanza dei miti nordici, destinato agli eroi nel Walhalla e sempre colmo di cibi deliziosi che non si esauriscono mai.

Perché Babbo Natale getta i regali attraverso il camino?
Perché il camino è il cuore della casa, vi si custodisce il fuoco, elemento sacro, che ci infonde calore ed energia vitale, in più la cappa rievoca il passaggio iniziatico, è la porta aperta sul trascendente e simboleggia la rinascita.







LE CASE DI BABBO NATALE
La sua dimora leggendaria è tra i ghiacci del polo, sulla linea del circolo polare artico (Napapijri in finlandese), precisamente in un’introvabile montagna chiamata Korvatunturi, Monte Orecchio, che ascolta e riferisce tutti i desideri dei bambini. Dal 1950 vicino a Rovaniemi, è stato creato il villaggio di Babbo Natale con ufficio postale, laboratori artigiani, negozi di articoli natalizi. Anche gli altri paesi del nord, come Svezia e Norvegia, rivendicano, però, la loro casa di Babbo Natale, in più i groenlandesi hanno fondato un’associazione (1991) finalizzata a diffondere i valori natalizi della bontà e della pace, anche perché il loro paese è l’unico da sempre esente da guerre.
Ma, a sorpresa, Babbo Natale ormai vecchio e arrugginito, ha dichiarato alla radio di preferire come residenza l’Islanda, terra dei ghiacci e dei geyser, per via del clima più mite e dei vapori termali benefici per la sua artrite.

Gli indirizzi di Babbo Natale

FINLANDIA
Babbo Natale
Circolo Polare Artico
96930 Rovaniemi, Finlandia

SVEZIA
Sulle rive del lago Silijan
Santa World Gesunta
79290 Solleron
Sweden

NORVEGIA
Villaggio del XVIII secolo
Julenissen.o.box
1440 Drobak
Norway

GROENLANDIA
Groenlandia, presso Nuuk, con la casella postale più grande del mondo. Curiosità: c’è anche una colonna di strani “ex voto”, ciucci colorati, lasciati in pegno dai bambini al grande vecchio.
Santa Claus Julemandens
Post Kontor 3900
Nuuk Freenland

ISLANDA
Santa’s Post Office
c/o Iceland Tourist Office
101 Rejkiavik
Iceland

Villaggio Christmas Time
c/o Centro Termale di Accaveragerdi, famoso per le sue sorgenti bollenti






I SIMBOLI DEL NATALE

L’albero
Nell’antico Egitto per i culti del sole si addobbava una piramide, tradizione poi ripresa anche da altri popoli. Nei paesi nordici la forma triangolare più diffusa è l’abete, tra l’altro simbolo di eternità e rinascita in quanto è un sempreverde, utilizzato dagli sciamani come scala tra questo e gli altri mondi. L’usanza di addobbarlo nasce dalla tradizione germanica dell’albero nuziale, carico di frutti, gale e fiori, come augurio di fecondità. Già nel 1100 sui sagrati delle chiese era consuetudine mettere in scena storie bibliche, molto gettonata tra questa era la “creazione” con l’albero del bene e del male che veniva addobbato con frutta. Noci e mele erano gli unici ornamenti degli primi alberi di Natale attestati dalla storia (nel 1512 in Alsazia); solo più tardi comparvero le candeline, i dolcetti e infine i globi di vetro e il nastro argentato, che rievocano i pianeti e la via lattea, trasformando l’abete di Natale in albero del cielo.


Il cero
Simboleggia il Cristo-sole, luce che brilla nel mondo. Di fatto la candela è l’immagine della vita umana, che nasce, arde e infine si spegne, tanto che nelle antiche feste romane dei saturnali, celebrate come il Natale attorno al solstizio d’inverno, i ceri sostituivano più arcaici sacrifici umani, perché il loro nome, phota, significava sia uomo sia luce. In Francia e in Gran Bretagna i ceri di Natale non sono uno ma tre, fusi alla base in un unico corpo come rappresentazione della Trinità.
Al di là delle trovate più originali ma spesso innaturali, le candele di Natale dovrebbero essere di cera vergine, colorate e profumate con essenze naturali, meglio di tonalità calde (giallo, arancio o rosso). Un modo speciale per anticipare la grande festa è la novena con le candele, che si effettua accendendo nelle nove sere precedenti il Natale (quindi dal 16 al 24 dicembre) nove candele tutte uguali e lasciandole ardere fino a esaurimento, affidando alla fiamma la realizzazione di un’intenzione positiva.

La corona
Fatta di ramoscelli di sempreverdi intrecciati, tra cui non devono mancare abete, alloro e agrifoglio, tutte piante solari, è un concentrato di elementi simbolici che accompagnano l’appuntamento col divino il 25 dicembre: il verde che richiama alla speranza e al rinnovamento, le pigne, le noci e le mele che la decorano, come augurio di fecondità, nastri annodati che alludono al legame con Dio e con gli altri uomini. Ma soprattutto i quattro ceri, che si accendono uno alla volta nelle quattro domeniche d’Avvento (il quinto, al centro, brillerà solo a Natale), dedicati rispettivamente ai profeti, a Betlemme, ai pastori e agli angeli.

Il ceppo
Nelle antiche case contadine, tutte dotate di camino, il ceppo natalizio era una sostituzione del sole, in questo periodo dell’anno indebolito e bisognoso di sostegni. Di rigore era trascinarlo per tre volte intorno alla casa, prima di collocarlo sul focolare, dove doveva essere acceso nella notte di Natale e il rimanente a San Silvestro, ricevendo in offerta il primo boccone e il primo sorso di vino del cenone. La tradizione francese prescriveva che ad accenderlo fosse il bambino più piccolo di casa, inoltre le ceneri potevano essere conservate tutto l’anno come amuleto contro fulmini e guai.
E se il caminetto non c’è? Rimediate con il tipico dolce francese, la bouche de Noel, vale a dire un pan di spagna arrotolato, farcito e ricoperto di crema al cioccolato, rigata con i rebbi di una forchetta per simulare la rugosità del legno.

Le piante di Natale
Oltre all’abete, Natale è sinonimo di altre piante: tra i fiori primeggiano la rosa di Natale (elleborus niger), con una corolla bianca a cinque petali appena sfumati in rosa e la stella di Natale (euphorbia pulcherrima o poinsettia), con brattee rosso vivo, nate secondo la leggenda messicana, dalla miracolosa trasformazione di un ciuffo d’erba, offerto all’altare natalizio da una bambina povera che non poteva portare altri doni. A queste si associano l’agrifoglio, le cui bacche rosse evocano dei piccoli soli e l’immancabile vischio, la pianta sacra che i celti coglievano il 21 dicembre con un falcetto d’oro, distribuendolo al popolo come promessa di salute e fecondità.


Doni
I regali di Natale li hanno inventati i romani, molto prima della nascita di Cristo e dell’istituzione del Natale, stabilito da concilio di Nicea solo nel 325. Quando Cesare trasferì il Capodanno dal 1° marzo al 1° gennaio, dedicato al dio Giano dai due volti (il passato e il futuro), nacque l’usanza di farsi gli auguri scambiandosi i fichi secchi, ramoscelli di ulivo e alloro, sacri alla dea della salute e vasi di miele, perché l’anno scorresse dolce così come era iniziato. Ma già nei giorni del solstizio d’inverno, tra il 17 e il 23 dicembre, in occasione dei saturnali, tra banchetti, giochi d’azzardo e scambi di ruoli sociali, come nel nostro Carnevale, si offrivano agli amici statuette d’argilla, candele, monete o pietre dure che simboleggiavano i doni del caso, impersonato dal dio Saturno e, come tali, dovevano essere graditi. Nel medioevo i doni erano un obbligo, non contraccambiarli comportava un’offesa che poteva scatenare conflitti, perciò demandare la loro distribuzione a figure mitiche, come il re del vischio o san Nicola, fu l’espediente per eliminare l’obbligo, conservandone tuttavia il senso di gratitudine, premio educativo o riconferma di patti e alleanze sociali.
Volete dare un tocco più magico ai vostri doni? Solarizzateli avvolgendoli in carta rossa o dorata, in più curate che il numero tre, che potenzia l’energia positiva, sia sempre presente (tre fiocchi, tre pigne, tre foglioline di vischio o, all’uso orientale, tre farfalle, portatrici di fortuna e felicità).

Il calendario dell’avvento
Lo conoscono tutti: un cartone decorato con immagini natalizie e 24 finestrelle, dal 1° al 24 dicembre, con inserito un regalino, di solito di cioccolato, quello che forse non tutti sanno è che ogni finestrella vale una promessa; secondo la tradizione germanica non si può aprire la successiva senza aver compiuto una buona azione.

Presepe
Sono gli evangelisti Luca e Matteo i primi a descrivere la natività che a partire dal medioevo prende il nome latino di praesepium ovvero recinto chiuso, mangiatoia. Vi si narra della nascita avvenuta in una grotta perché Giuseppe e Maria non avevano trovato albergo a Betlemme, dell’asino e del bue che riscaldarono il Bambino con il fiato, dell’annuncio ai pastori fatto dagli angeli e dei magi venuti da oriente, guidati da una stella. Dal IV sec. l’attività diviene uno dei temi dominanti dell’arte sacra, ma fu di San Francesco l’idea di farla rivivere con personaggi viventi in un ambiente naturale. Tra le innumerevoli varietà di presepi oggi reperibili, le intramontabili statuine napoletane del vicolo dei presepi e i santoun marsigliesi, statuette in argilla rivestite con gli abiti tradizionali in tessuto provenzale, curatissimi nei dettagli.
Volete un tocco di originalità? Alle tradizionali statuette unite i due pezzi forti spagnoli del presepe, Tio (un tronchetto d’albero che scosso distribuisce dolcetti) e caganer, uno dei più originali e divertenti portafortuna natalizi.

La tavola
Oro e rosso per piatti e decorazioni, che devono richiamare il colore del sole. Solari anche le vivande, soprattutto pani dolci, arricchiti con uova, miele e frutta, tutti simboli di calore, abbondanza e rigenerazione, mentre il pane è sinonimo di fratellanza. Alla fortuna alludono anche la zucca (basta pensare alla sua magica trasformazione in carrozza principesca) e la frutta secca, specie le nocciole e le mandorle perché, spaccandosi, il guscio fa rumore, rievocando il colpo (di fortuna) e dissolvendo eventuali negatività. Tra le carni di rigore è il maiale, simbolo di abbondanza perché delle sue parti nulla viene buttato e di fertilità, in quanto nell’antica Grecia era sacro alla dea della vegetazione Demetra. Gettonato anche il tacchino, perché tra i volatili da cortile è l’unico che non torna sui suoi passi, perciò aiuta a dimenticare il passato e a orientarsi verso il futuro. La sera della vigilia, eco degli antichi digiuni rituali, di rigore una cena di magro, con il pesce come protagonista: il capitone, riflesso degli antichi banchetti romani, dove si mangiavano anguille in onore della dèa Angizia, protettrice della gola (proprio mentre il sole attraversava l’oscura gola solstiziale) e la carpa, perché anche quando le sue carni sono consumate, la forma del pesce con la testa e la lisca si conserva intatta, promettendo futura abbondanza e continuità. Calore, passione e fecondità sono rievocati anche dalla frutta; gli agrumi simili a piccoli soli, l’uva e fichi sempre presenti nei banchetti nuziali e sulla tavola di Capodanno, dove la melagrana, con la profusione dei suoi chicchi rossi, promette sapienza e vitalità. Nell’arco di tutte le feste, da San Nicola fino alla Befana, non devono mai mancare le spezie, malizioso e corroborante ricordo dei re magi, in più a San Silvestro non dimenticate i legumi, meglio ancora di sette qualità, anche se le regine del cenone di mezzanotte restano le lenticchie, simili a monetine e per questo augurio di ricchezza.
Siete in cerca di un’idea originale e nuova? Seguite l’esempio cinese e fate in modo che sulla tavola di Natale e Capodanno compaiano tutti e cinque i colori (giallo, bianco, rosso, verde e nero) e i sapori (dolce, amaro, acido, salato, piccante); in alternativa imitate la tradizione iraniana, che oltre alle stoviglie e alle candele rosse, prescrive sette alimenti che inizino tutti con la lettera “s”, perché in persiano simboleggia il fuoco.

BOX
Natale da Guinnes

In Portogallo record di Babbo Natale: 14000 personaggi con giubba rossa e barba bianca hanno sfilato per le strade della capitale

L’albero di Natale più alto brilla a Rio de Janeiro coi suoi 85 metri di altezza e 530 tonnellate di peso, decorato con angeli e campane.

L’albero di Natale di cioccolato più grande del mondo è fatto con 60 quintali di cacao, è alto più di 4 metri e si trova a Macerata Feltri, nelle Marche

Il presepe dei record di Manarola (La Spezia) ospita la capanna più grande del mondo, con 4000 m2 e 300 personaggi; la natività è stata fatta con sagome di fil di ferro e sopra di esse si accendono 15000 luci

L’abete più esteso del mondo è quello inaugurato dalla Pro Loco di San Vittore del Lazio, realizzato sulle pendici del monte Sammucro. Misura 490 metri di altezza per 300 di base, in un’aera complessiva di 75000 m2, pari a otto campi da calcio. I cavi elettrici utilizzati sono lunghi oltre 18000 metri e la potenza elettrica utilizzata è pari a 46000 watt.





CAPODANNO: FESTEGGIATELO COSI’

Anche se a causa della differenza di fuso orario l’anno inizia in ogni parte del mondo a un’ora diversa, comune a tutti è l’aspettativa, mista, con un filo di timore, con cui allo scoccare dei dodici rintocchi si va incontro al futuro facendosi auguri e scongiuri. Ogni paese ha un modo particolare di festeggiare l’anno nuovo. Vi proponiamo per  ognuno i dettagli più curiosi, che potrete inserire nei vostri usuali festeggiamenti e rinsaporirli con un pizzico di esotismo.

CAPODANNO…
ALL’ITALIANA: oltre che salutare il nuovo anno, con il loro rumore i botti hanno il compito di spaventare le energie negative, mentre buttare i cocci dalla finestra equivale rompere con il passato preparandosi con il cuore sgombro alle sorprese del futuro. Il 1° gennaio intraprendete dodici attività diverse, sarete sicuri di avere successo in ogni campo. Indossate biancheria rossa, regalata da amici, da buttare tassativamente il giorno successivo, proibito usarla di nuovo il prossimo capodanno perché regalerebbe una passione modello…minestra riscaldata! Volete fare un doppio augurio alla persona amata? Intingete l’indice sinistro nella coppa di spumante e passateglielo dietro l’orecchio. Ancora una dritta: salutate il nuovo anno con le tasche piene di grano, porterà abbondanza e fortuna a tutta la vostra famiglia.

ALLA FRANCESE: non rinunciate al tradizionale bacio sotto il vischio, pianta che simboleggia l’unione del sole e della luna, promettendo alla coppia fedeltà e intesa. Per strafare, ai dodici tocchi potete scambiarvi un piccolo dono simbolico che garantisce continuità al vostro amore.

ALLA SPAGNOLA: tra il primo tocco di mezzanotte e l’ultimo avete giusto il tempo di mangiare velocemente dodici chicchi d’uva nera, esprimendo per ciascuno un desiderio che avrà buone probabilità di realizzarsi entro l’anno: la velocità sarà garanzia di successo.

ALLA LATINA: regalate ad amici e parenti piccoli portamonete pieni di lenticchie, rievocando il denaro porteranno ricchezza e affari proficui. In alternativa offrite vasi di miele, fichi secchi e ramoscelli d’alloro, tutti simboli di salute, dolcezza e successo.

ALLA GRECA: servite la torta su un vassoio rosso, guarnito con foglie d’ulivo; la prima fetta è per san Basilio, il Babbo Natale greco, festeggiato il 1° gennaio, la seconda alla casa, le altre una ciascuna per tutti gli invitati e l’ultima per il primo mendicante che vi chiederà l’elemosina.

ALLA SCOZZESE: brindate al nuovo anno con un caldo beverone a base di birra, miele, spezie e frutta secca, ponendolo nella tradizionale coppa di cristallo, adorna di ramoscelli e nastri che gli scozzesi chiamano wassail, letteralmente “abbi una buona salute”. Una sorsata va anche al fuoco del caminetto e al terriccio della piante di casa.

ALL’INGLESE: preparate il pudding del Buon Anno , composto di 13 ingredienti diversi, quante sono le lunazioni dell’anno. A mescolarlo toccherà a turno a tutti i membri della famiglia, dal più vecchio al più giovane, girando l’impasto per nove volte in senso orario. Prima di infornare bisogna inserirvi piccoli oggetti rituali che forniranno un responso per l’anno uovo a chi li troverà nella propria fetta: il ditale, promessa di successo, l’anello d’amore, la moneta di ricchezza e un sasso (occhio ai denti!) che annuncia guai.

ALLA POLACCA: se vicino a casa vostra c’è una fontana, ai dodici tocchi attingete una fiaschetta d’acqua in silenzio; la sorseggerete il giorno dopo con la persona amata. Resa magica dall’energia del momento, quest’acqua sarà un talismano d’amore, felicità e salute per tutto l’anno.

ALLA TEDESCA: a mezzanotte arrotolate il vecchio calendario legandolo con nove giri di filo rosso e bruciatelo alla fiamma del caminetto ripetendo “brucia, brucia libero dai giorni passati, i dolori dell’anno vecchio non torneranno mai più”.

ALLA BAVARESE: preparate tredici cornetti di zucchero pressato e appoggiateli su una gratella, al di sopra di una bacinella contenente vino caldo e speziato. A mezzanotte bagnate con alcool da liquore e date fuoco, lo zucchero caramellato colerà nel liquido, rendendolo ancora più caldo, euforizzante e benaugurale.

ALLA DANESE: a mezzanotte inchinatevi sette volte al nuovo anno, rovesciando al terra il contenuto delle vostre tasche e dicendo “annuncia la fine del vecchio, annuncia l’inizio del nuovo, annuncia l’usura del falso, annuncia l’ingresso del vero”.

ALLA SVEDESE: cuocete riso e grano nel latte, con l’aggiunta di zucchero e cannella, quindi inserite nella preparazione una mandorla spellata, mescolando bene: colui che la troverà nel proprio piatto avrà una fortuna sfacciata tutto l’anno.

ALLA IRANIANA: la tavola di San Silvestro deve essere rossa, con sette candele dello stesso colore. Le vivande proposte devono iniziare tutte con la lettera “s”, per esempio salmone, salumi, stinco, spiedini, soufflé, sottaceti, strudel.

ALLA ISRAELIANA: subito dopo mezzanotte consumate una mela cotta con miele, affinché tutto l’anno sia dolce com’è iniziato.

ALL’AMERICANA: salutate l’anno nuovo con un brindisi caldo e corroborante, a base di tuorlo d’uovo, miele, spezie e brandy, quindi uscite di casa e riportatevi qualcosa di vecchio, per un esempio un ramo d’albero o una pietra che simboleggia la continuità tra passato e futuro. Di prammatica un piatto di verdura a foglie verdi che portano fortuna e, allo scoccare della mezzanotte, non mancate di tenere tra le dita una monetina, destinata a moltiplicarsi all’infinito entro fine anno.

ALLA MESSICANA: accendete e spegnete il fuoco tre volte, gettando pietre tra le fiamme e spruzzando pavimenti, porte e finestre con acqua purificatrice. Non dimenticate di inserire nel menù frittelle o dolcetti di mais, garante di fecondità e salute.

ALLA COLOMBIANA: tra gli alimenti del cenone non devono mancare riso e avocado che portano fortuna. Se amate viaggiare, ai dodici tocchi fate tre volte il giro dell’isolato con una valigia in mano.

ALLA PERUVIANA: vestitevi di giallo, il colore del sole, quindi a mezzanotte precisa aprite la porta di casa, volgete le spalle all’esterno e versate dietro di voi una sorsata di spumante, dicendo “casa di Gerusalemme, dove Gesù entrò, il male esca”.

ALLA BRASILIANA: il colore di rigore è il bianco, per abiti, candele e fiori. Se abitate in riva al mare e non temete il freddo, offrite alla dea dell’amore, la brasiliana Jemanya fiori e lumini posati sull’acqua, dove entrerete a piedi nudi facendo sette saltelli.

ALLA CINESE: legate ai battenti della porta d’ingresso due strisce di carta rossa, una con i ringraziamenti per l’anno vecchio e l’altra con le speranze per il nuovo. A mezzanotte precisa aprite la porta e tutti insieme in fila fate un giro dentro e fuori casa, tenendo in mano lampioncini accesi. Quindi si riannodano le due strisce e vi si passa sotto perché questo gesto porta fortuna. In più avrete preparato dolcetti, impacchettati uno ad uno in carta velina rossa insieme a un bigliettino profetico. I dolcetti si scartano a mezzanotte, si legge la previsione e perché si avveri si assapora il dolce in silenzio.

ALLA GIAPPONESE: gettate una manciata di fagioli neri dalla finestra gridando “fuori i demoni, dentro la fortuna!”. Per l’occasione i giapponesi fanno anche il giro di sette templi, traducibili con un percorso attraverso sette chiese.

ALLA TIBETANA: lanciatevi dietro alla spalla sinistra un pizzico di farina, battendo poi le mani 108 volte di seguito per scacciare le energie negative.


BOX
VIA LIBERA ALLA PREVISIONE
La notte di Capodanno cade esattamente a mezza via tra Santo Stefano e la Befana, un arco di dodici giorni e dodici notti, chiamate appunto zwolften, le notti sante. In questo periodo, il più freddo e oscuro dell’anno, tutte le forze sono all’erta, bene e male, luce e buio si combattono, anche con feste spettacolari come la nordica cavalcata dei cavalieri contro i pupazzi di neve. È la kermesse dell’eccesso, della sregolatezza, dell’inversione di ritmi e ruoli, il caos solstiziale che precede il nuovo ordine, restaurato dal sole che, dopo aver toccato il punto più basso, riprende gradualmente il suo cammino ascendente. In queste notti magiche, dove tutto è prodigio e ogni casualità va interpretata come messaggio o segnale, si possono rispolverare i giochi profetici tradizionali coi quali leggere il futuro coi semplici mezzi offerti dalle antiche tradizioni contadine.

SETTE FACILI PROFEZIE PER L’ANNO NUOVO
- In un pentolino fondete a bagnomaria una candela di cera vergine e una volta disciolta versatela con un colpo deciso in una bacinella d’acqua fredda. Provate a interpretare le figure che la cera, consolidandosi, andrà formando. Largo alla fantasia e alla sensibilità!

- Prima di andare a dormire la notte di Capodanno mettete sotto al cuscino tre fave: una con la buccia, una senza e la terza sbucciata solo a metà. Al risveglio pescatene una, scoprirete il trend finanziario del nuovo anno: fava vestita = abbondanza; fava sbucciata = conto in rosso; fava vestita a metà = siete al sicuro se rigate dritto!

- Passata la mezzanotte prendete una bella mela rossa e affettatela trasversalmente: se al centro della fetta il torsolo è a forma di stella, la fortuna è garantita, se è a forma di croce, mettete in conto qualche guaio.

- A mezzanotte precisa salite su una scala a pioli, toglietevi una pantofola e lanciatela: se cade con la punta rivolta verso l’esterno, il grande amore arriverà entro l’anno; in caso contrario trascorrerete ancora dodici mesi da single.

- Riempite una bacinella d’acqua e mettetevi a galleggiare due chicchi di grano, uno per voi e l’altro per l’amato bene. Se le punte si avvicinano filerete d’amore e d’accordo, se divergono tira vento di rottura!

- Sempre per la coppia mettete sul piano del caminetto due noci, una che rappresenta e l’altra il partner. Se col calore questa scoppia e schizza via, la rottura è imminente; se si incendia e arde sarà una storia breve ma appassionata; se invece entrambe le noci bruciano lentamente consumandosi insieme, l’amore durerà per sempre.

- Ai quattro angoli del tavolo disponete quattro scodelle, nascondendo sotto ciascuna un oggetto: la chiave che promette successo, l’anello che significa amore, la moneta, indice di ricchezza e un flaconcino pieno d’acqua che, invece, annuncia lacrime. A turno fate sollevare ai vostri amici una scodella: ciò che troveranno al di sotto sarà l’elemento portante del 2010.

Volete sapere come andrà il 2011 mese per mese? Annotate il tempo atmosferico dei primi dodici giorni, il primo corrisponderà a gennaio, il secondo a febbraio e via di seguito. Logica la deduzione: alle giornate soleggiate e piacevoli faranno riscontro mesi fortunati, a quelle tristi o piovose mesi difficili.



I PORTAFORTUNA TRADIZIONALI DI CAPODANNO



1.    Campanellino: perché il suono dissolve le energie negative.

2.    Noce dorata: perché spaccandosi con un crak evoca il colpo di fortuna.

3.    Maialino: perché sinonimo di fecondità e abbondanza.

4.    Elefantino con proboscide in su: perché assicura allegria e felicità.

5.    Pigna: perché deriva da un sempreverde simbolo di longevità.

6.    Vischio: perché secondo i Celti è il dono degli dei, simbolo di perfezione e benessere.

7.    Quadrifoglio: perché come la croce evoca la ruota, il movimento, inoltre attira la fortuna in
quattro ambiti diversi: amore, lavoro, finanza e salute.

8.    Corno: perché il suo suono scaccia le forze negative e dà il via al nuovo ciclo.

9.    Chiave: perché apre la porta alle sorprese del futuro.

10.    Scopetta: perché scaccia brutti ricordi e dispiaceri.

11.    Coccinella: perché associa il colore rosso ben augurale con il simbolismo fortunato del numero 7 (i suoi sette punti neri).

12.    Monetina: perché stretta tra le dita a mezzanotte si moltiplicherà all’infinito.

13.    Borsellino con lenticchie: perché per analogia si riempirà di denaro.

14.    Cornucopia:  perché simboleggia l’abbondanza e la fecondità.

15.    Cristallo (meglio diaspro rosso): perché la pietra allude alla continuità tra passato e futuro.

16.    Candela: perché la fiamma accende la passione e riscalda il cuore.

17.    Bambolina: perché il neonato simboleggia il nuovo anno con tutte le sue sorprese.

18.    Rametto di alloro: perché essendo una pianta solare assicura gloria, vitalità e verità.

19.    Melagrana: perché con i suoi chicchi rossi evoca l’allegria e la fertilità.

20.    Pesciolino: perché è un emblema di continuità e abbondanza.

21.    Uva: perché simboleggia l’ebbrezza, la fecondità e la fortuna.

22.    Tappo: perché la bottiglia stappata libera le emozioni e affratella nel brindisi.

23.    Braccialetto a forma di serpente:  perché evoca l’eternità.

24.    Giarrettiera rossa: perché promette passione e sesso tutto l’anno.

Orologio : perché evoca

Oroscopo di oggi

Ariete  Toro  Gemelli  Cancro  Leone  Vergine  Bilancia  Scorpione Sagittario  Capricorno  Acquario  Pesci