Astri e Pasta

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Indagini di archeologia
alimentare, infatti, testimoniano che i cereali furono scelti da molti popoli
come base dell’alimentazione e che, in tappe successive, si arrivò alla
macinazione, alla farina, all’impasto, alla sfoglia e…alla pasta che iniziò ad
essere cotta in acqua salata o in acqua di mare dove possibile.

In verità è possibile trovare
tracce di paste alimentari già tra gli Etruschi,
gli Arabi,
i Greci
e i Romani.
Riguardo agli Etruschi, è molto significativa la testimonianza rinvenuta a Cerveteri
nella tomba della Grotta Bella, risalente al IV secolo a.C.,
dove alcuni rilievi raffigurano degli strumenti ancora oggi in uso per la
produzione casalinga della pasta come spianatoia, mattarello e rotella per
tagliare.

Per il mondo greco e quello
latino sono numerose le citazioni presenti fra gli autori classici, tra i quali
Aristofane
e Orazio, che usano i termini làganon
(greco) e laganum (latino) per indicare un impasto di acqua e farina,
tirato e tagliato a strisce. Queste lagane, ancora oggi in uso nell’Italia del
sud ma considerate inizialmente cibo dei poveri, acquisiscono tanta dignità da
entrare nel quarto libro del De re coquinaria del
leggendario ghiottone Apicio.

Per molto tempo la tradizione ha
attribuito a Marco Polo l'introduzione della pasta in Italia di ritorno da un
viaggio in Cina. Questa convinzione è stata però sfatata da molti documenti
scritti che rivelano l'esistenza della pasta in Italia prima che il veneziano
esplorasse il "Celeste impero".

Di certo la pasta era già ben
conosciuta nei paesi arabi, dove ancora oggi si parla di "makkaroni". Dai paesi arabi,
l’osmosi con Grecia e Sicilia (allora colonie arabe) fu inevitabile. In verità,
gli Arabi importarono la pasta per tutto il bacino del Mediterraneo, ma
soltanto in Italia essa si diffuse in maniera così straordinaria. E’ Palermo,
storicamente, la prima vera capitale della pasta, perché qui si hanno le prime
testimonianze storiche di produzione di pasta secca a livello
artigianale-industriale. Nel 1154 il geografo arabo Al-Idrisi, al servizio di
Ruggero II, narra in un suo scritto che in un paese, Trabia, a 30 km da
Palermo, "si fabbrica tanta pasta in forma di fili (itrija) che viene
esportata in tutte le parti, nella Calabria e in tanti paesi musulmani e
cristiani anche via nave". E ancor oggi, la parola "tria",
derivata proprio da quei fili, designa la pasta fatta in casa in vaste aree
della Sicilia e della Puglia.



Fino al Settecento vi fu una gran confusione: i tipi diversi di pasta vennero
etichettati normalmente come maccheroni finché i napoletani, divenuti i più
famosi mangia maccheroni, si appropriarono del termine e lo usarono quasi
esclusivamente per identificare paste lunghe trafilate.

La vera e propria rivoluzione
culinaria arrivò nel XVII secolo quando, a Napoli, la pasta incontrò il
pomodoro, appena giunto in Europa dopo la scoperta dell’America. Il connubio
pasta e pomodoro divenne insuperabile, facendo dimenticare le combinazioni
agrodolce e dolce-salato che fino ad allora si utilizzavano in cucina. Anche
così condita, però, la pasta rimaneva sempre cibo delle classi povere,
soprattutto perché veniva ancora mangiata con le mani. A consacrarla vero e
proprio piatto "cult" anche tra l’aristocrazia fu la geniale trovata
di un ciambellano di re Ferdinando II di Napoli, Gennaro Spadaccini, che nel
‘700 inventò la forchetta a quattro punte corte, che venne da allora utilizzata
per mangiare la pasta anche nelle corti di tutta Italia.

A Napoli la pasta veniva
preparata impastando la semola con i piedi. Il pastaio stava seduto su di un
lungo sostegno e nel frattempo impastava la semola. Il re di Napoli, Ferdinando
II, non gradiva questo metodo di pastificazione e ingaggiò un famoso ingegnere
per migliorarne il procedimento. Il nuovo sistema consisteva nell'aggiungere
acqua bollente alla farina fresca macinata e al lavoro di impastatura con i
piedi subentrò una macchina con elementi di bronzo che imitava perfettamente il
lavoro svolto dall'uomo.

Alla fine dell’Ottocento,
l’essiccazione ad aria calda fu una realtà, coperta da numerosi brevetti. E la
pasta mosse i primi passi come prodotto mondiale con i primi pastifici
industriali aperti in Francia e in Svizzera.

Nel XIX secolo a Napoli, avvenne
una vera rivoluzione tecnologica, la diffusione della gramola e l'invenzione
del torchio meccanico consentì di produrre pasta a prezzo più conveniente.
Inizialmente in legno e con campana di rame, il torchio andò via via
raffinandosi e ottimizzandosi. Dal 1870 la pasta diventò così sempre più
protagonista dell'alimentazione popolare con il varo, sempre a Napoli, del
torchio idraulico prodotto dalla ditta Pattison. Nella fase d’avvio della
produzione industriale ha contato molto il clima partenopeo e la vicinanza
della città al mare che favorisce, in Campania come in Liguria e in Sicilia, la
migliore essiccazione e la conservazione a lungo del prodotto.

La pasta,
comunque, era molto amata anche fuori dai confini nazionali. A importarla negli
USA fu il terzo presidente degli Stati Uniti d’America, quel Thomas Jefferson
detto “il saggio” che, venuto a Milano per convincere Napoleone a vendergli lo
stato della Louisiana, si innamorò a tal punto della pasta da portarsi a casa,
nascosto in un candido lenzuolo, un torchietto per preparare i primi piatti di
pasta d’America.

Nel cerchio dello Zodiaco, il
segno della Vergine viene raffigurato con l’immagine di una fanciulla  che regge fra le braccia un mazzo di spighe.
Ecco quindi che l’analogia tra tale segno e la pasta appare evidente, ma la
figura della giovinetta riproduce, si riallaccia all’immagine di Cerere, dea romana dei raccolti e della fertilità,
ma anche dea della nascita, poiché tutti i fiori, la frutta e gli esseri
viventi erano ritenuti suoi doni, tant’è che si pensava avesse insegnato agli
uomini a coltivare i campi e per questo venisse solitamente rappresentata come
una matrona severa e maestosa, bionda, tuttavia bella e affabile, con una
corona di spighe sul capo, una fiaccola in una mano e un canestro ricolmo di
grano e di frutta nell'altra. Di qui, in onore a Cerere, il nome delle spighe
di grano divenne “cerealis”, ossia
sacre a Cerere.

Venne in seguito identificata con
la dea greca della Terra Demetra, madre di Persefone, che aveva insegnato agli
uomini l'arte dell'agricoltura donando loro sementi e un aratro di legno.

Dal punto di vista astronomico, Cerere
è l'asteroide
più massiccio della fascia principale del sistema
solare
(regione compresa fra le orbite di Marte e Giove, che contiene la maggiore concentrazione
di asteroidi del sistema). Fu  il primo asteroide
ad essere scoperto, nel 1801 da Giuseppe Piazzi. Il suo diametro
è di circa 950 km,
mentre la sua massa è pari al 40% di quella di tutti gli
altri asteroidi della fascia principale messi insieme. Ha forma sferica, colore
scuro, albedo: 0,05. Rivoluzione siderale 4,605 anni, cioè 1681 giorni.

Cerere è l'unico asteroide del sistema solare interno ad essere
considerato un pianeta nano, alla stregua di Plutone ed Eris. Il simbolo astronomico di Cerere è una falce, di
cui esistono diverse varianti (

Antico simbolo di Ceres

Variante riflessa del simbolo di Cerere.

Variante a falce del simbolo di Ceres

Altra variante a falce del simbolo di Cerere.).
Astrologicamente,
per chi lo ritenga significativo a livello di interpretazione, questo corpo
celeste dà indicazioni sulle attività svolte a livello quotidiano,
sull’equilibrio psicofisico, sulle possibilità evolutive del soggetto.

 

 



                                                    
Tipi e forme di pasta

 

La pasta che abbiamo noi oggi si
divide in due grandi categorie: la pasta secca e quella fresca. Il primo tipo
di pasta viene prodotta con la semola di grano duro, mentre la seconda viene
fabbricata con farina di grano tenero e uovo. 

A questa differenza ne
corrisponde un’altra che riguarda le abitudini alimentari degli italiani. Vi
siete mai chiesti, infatti, perché nel Nord  Italia è tradizionalmente più
diffusa la pasta fresca all’uovo, mentre al Sud si mangia di più la pasta
secca? La risposta è molto semplice. Il clima del Sud, generalmente caldo e
secco, è più adatto alla coltivazione del grano duro. L’umidità che
caratterizza il clima del Nord, invece, favorisce la coltivazione del grano
tenero.

 

Ecco le principali classificazioni
della pasta:

 

Paste secche: tutta la pasta
secca è di semola di grano duro e può essere sia artigianale che industriale.
Il formato più diffuso di pasta secca corta
sono le penne lisce o rigate, poi fusilli, maccheroni, rigatoni, conchiglie,
sedanini, chifferi, farfalle, gnocchetti sardi, etc. La pasta secca lunga è costituita da: spaghetti,
linguine, trenette, fusilli bucati, bucatini, spaghettini, spaghetti alla chitarra,
capellini taglierini e tagliolini.
E’ molto importante sapere che la
pasta lunga è particolarmente adatta per le salse a base di pomodoro e olio
d’oliva, mentre sarebbe da evitare con i ragù e i condimenti a base di verdure,
che non rimangono attaccati alla pasta quando viene arrotolata. Vi è poi la pasta secca per minestre o pastina: risini, stelline, pockerine, conchigliette, tubetti,
farfalline, anellini, maltagliati, quadrucci. Infine la pasta secca all’uovo:  tagliatelle, fettuccine, pappardelle,
garganelli.Questa pasta è prodotta con semola di grano duro, farina di grano
tenero e uova.

Paste fresche: possono essere spaghetti, spaghetti alla chitarra,
tagliatelle, fettuccine pappardelle, fusilli bucati, bigoli, strangozzi,
strozzapreti, orecchiette, maccheroni, gnocchetti. Sono fatti con acqua e
semola di grano duro e conservati in atmosfera modificata nel frigo. Si tratta
di tipiche produzioni del sud e del centro Italia. Gli stangozzi sono umbri, le
orecchiette pugliesi, gli spaghetti alla chitarra abruzzesi, i bigoli veneti,
gli strozzapreti calabresi e siciliani, i fusilli bucati napoletani ecc...
questa pasta è artigianale, può essere prodotta anche a livello industriale e
non viene essiccata. La pasta fresca
all’uovo
: si tratta di pasta  prodotta con semola di grano duro, farina di
grano tenero e uova. Non viene essiccata e può essere conservata in atmosfera
modificata in frigo. Può essere un prodotto sia artigianale che industriale. I
formati sono: tagliatelle, fettuccine, pappardelle, garganelli. Lasagne,
lavagnette ecc.. si ottengono con le stesse macchine.

Le paste
ripiene:
vengono suddivise in pasta fresca  e secca
all’uovo ripiena
. La prima viene fatta
principalmente con semola di grano duro, farina di grano tenero e uova. Può
essere prodotta sia artigianalmente che industrialmente e si tratta di tortellini,
tortelli, agnolotti, ravioli ecc.,  la
fantasia si sbizzarrisce con i ripieni. La pasta secca all’uovo ripiena viene
sottoposta a un processo di essiccazione: tortellini, tortelli, agnolotti,
ravioli ecc…
, essa può avere come ripieno carne, formaggio o verdure.

Di che pasta sei? Sotto il segno della pasta

 

Se qui volessimo coniugare i
formati della pasta con gli elementi caratteriali e le scelte espresse dai
dodici segni dello Zodiaco, ossia se il Toro predilige le penne o la Vergine i
maccheroni, ci addentreremmo probabilmente in un ginepraio della peggior
specie, anche perché raramente il gesto della cottura della pasta avviene in
forma individuale, ossia si cuoce la pasta per la famiglia, per gli amici e si
tiene conto dei gusti in linea generale, senza dare la prevalenza a quello che
è il proprio gusto individuale.

 

In linea di massima, vi sono
segni come l’Ariete o i Gemelli, che non danno particolare importanza alla
scelta del formato della pasta, ma alla rapidità di cottura o al sapore deciso
del sugo che l’accompagna, e altri che, come il Toro, mai e poi mai
assaporerebbero un piatto di cannelloni se li trovassero affogati nella
besciamella o troppo cotti.

I segni di fuoco, Ariete, Leone e
Sagittario, prediligono la pasta corta, magari penne, mezze penne, lisce o
rigate per l’Ariete e il Leone, mentre il Sagittario divora allegramente
spaghetti, linguine o lasagne ben condite.

Anche i segni di terra, Toro,
Vergine, Capricorno apprezzano la pasta corta, magari preferendo
maccheroni  e sedanini alle pur adorate
penne. La pasta per minestre riscuote ampi consensi, soprattutto dagli
appartenenti al segno della Vergine, che si scatenano fra stelline e quadrucci.

I segni d’acqua, Cancro,
Scorpione e Pesci, scelgono istintivamente e secondo l'umore il formato di
pasta da cuocere. Conchiglie e orecchiette per il Cancro, ma anche gomiti,
tortellini, ravioli, che ricordano la forma della Luna pianeta governatore del
segno. Lo Scorpione spesso sceglie il formato di pasta che gli capita per primo
tra le mani, mentre per i Pesci farfalle, fusilli e mezze penne rappresentano
una scelta quasi obbligata.

I segni d'aria, Gemelli,
Bilancia, Acquario, sembrano apprezzare maggiormente spaghetti, tagliatelle,
paste ripiene, con qualche eccezione rappresentata da maltagliati o garganelli,
magari seguendo l'estro del momento o i desideri espressi di chi condivide con
loro il cibo.

Per chi mastichi qualche
informazione in più di astrologia, sarebbe opportuno valutare anche la
posizione di Giove nel tema natale, in quanto tale pianeta governa la bocca, le
papille gustative, gli occhi e ci segnala se siamo golosi o meno, se tendiamo
alle abbuffate o alle diete, se ci lasciamo sedurre dagli gnocchi alle noci e
gorgonzola se Giove è in Cancro o se preferiamo le farfalle con prosciutto e
piselli se esso è in Bilancia. E’ chiaro che un Giove positivamente stimolato
nell’oroscopo di nascita ci farà tuffare con gioia in un piatto fumante di
pasta, mentre se il pianeta è leso potrà scatenare sensi di colpa o determinare
un approccio problematico nei confronti del cibo.

                                                                           

                                                                                
Daniela Nipoti

 

Oroscopo di oggi

Ariete  Toro  Gemelli  Cancro  Leone  Vergine  Bilancia  Scorpione Sagittario  Capricorno  Acquario  Pesci