Astrologia

ASTROLOGIA:
UN RAPPORTO SIMBOLICO TRA L'UOMO E IL COSMO
Susanna Schimperna

«Una parola o un'immagine è simbolica quando implica qualcosa che sta al di là del suo significato ovvio e immediato. Essa possiede un aspetto più ampio, "inconscio", che non è mai definito con precisione o compiutamente spiegato.»
Carl Gustav Jung


I simboli sono mezzi di rappresentazione inconscia o di autorappresentazione di una realtà altrimenti inconoscibile. Il linguaggio comune è pieno di simboli, cioè di segni o immagini che trascendono il loro significato convenzionale, e di cui noi recepiamo soltanto le implicazioni più scontate. Così, quando parliamo di "soffio vitale", di "capro espiatorio", di "persona forte come una roccia", usiamo dei simboli apparentemente pertinenti e chiari, ma il cui significato profondo e originario si estende, che ce ne rendiamo conto o no, ben oltre il senso colloquiale.
Addentrarci nel mondo dei simboli sarebbe un'impresa troppo ardua e vasta. Quello che ci interessa qui sono soltanto i simboli astrologici, che definiremo come proiezioni di immagini inconsce interne all'esterno, e precisamente sugli oggetti celesti. Si tratta di immagini sovrapersonali, collettive. Come Jung ha messo in evidenza attraverso tutta la sua opera, la mente dell'uomo conserva molte tracce residue degli stadi anteriori del suo sviluppo. E i simboli sono i mezzi attraverso cui tali tracce - o immagini archetipe - penetrano nella coscienza. E' soltanto servendosi di veicoli simbolici che gli archetipi possono infatti essere intuiti. L'astrologia diventa così, al pari delle fiabe, dei miti, della religione, dell'alchimia, una struttura che permette all'inconscio collettivo di manifestarsi. Una struttura che potremmo definire narrativa: perché sullo sfondo zodiacale si svolge una vera e propria rappresentazione, con eventi ciclici, ricorrenti, imprevedibili, prevedibili. La carta astrologica natale è dunque un grafico su cui trovano posto le immagini inconsce interne dopo che sono state proiettate e riflesse nel cielo. Ma finché queste immagini archetipe sotto forma di simboli non saranno state interpretate, comprese e quindi assimilate, non assumeranno un valore personale nel processo di autocoscienza, ma resteranno a far parte della sfera inconscia.
La carta del cielo è una mappa che ci guida nelle regioni sconosciute del nostro io segreto, nel nostro universo interiore (o microcosmo). Non ha un significato univoco e fisso, perché è composta di simboli e i simboli sono sempre ambigui, ricchi di plasticità e di potenzialità. E' attraverso l'interpretazione che il tema astrologico diventa significativo e assume rilevanza per lo sviluppo dell'io, affinché si arrivi al compimento dell'individuazione, cioè di quel processo che definisce l'integrarsi di coscienza e inconscio.
Studiare un tema di natività è dunque un lavoro che supera di gran lunga il fine specifico di "sapere dove si hanno i pianeti". Dirigendo deliberatamente l'attenzione sui simboli che compongono il suo oroscopo, il soggetto entra in contatto con la propria realtà psichica e, interpretandola, rende attive le immagini inconsce, ottenendo il duplice scopo di integrare i loro contenuti nella sfera conscia e di impadronirsi dell'energia che a queste immagini era fissata. L'io si trova dunque ad essere più ricco e più forte.
Non è raro il caso di individui che attraverso lo studio del proprio tema oroscopico riescano a guarire dai loro disturbi nevrotici, e in genere si può dire che tutti coloro i quali pervengano a una conoscenza tale della materia astrologica da permettere loro la stimolante e difficile ricerca di miti e complessi personali attraverso la simbologia zodiacale, non possono fare a meno di sentirsi in preda a una sorta di euforia creativa, simile all'eccitazione che precede e accompagna l'elaborazione di un'opera d'arte o un'importante teorizzazione scientifica. Così, non sarà fuori luogo azzardare che lo stesso tema di natività nel suo complesso sia niente altro che un simbolo: il simbolo del processo di individuazione.
Vediamo ora un altro aspetto fondamentale della teoria e pratica astrologiche: la pertinenza di attribuzioni mitologiche ai simboli e la loro rilevanza nell'ambito personale.
Se è vero che i simboli usati nell'oroscopo rappresentano immagini archetipe - quindi collettive -, com'è possibile che essi determinino lo sviluppo della coscienza personale? C'è una sola risposta, e cioè che l'evoluzione psicologica dell'individuo ripercorra stadi archetipici che hanno segnato il nascere e l'affermarsi della coscienza all'interno dell'umanità. Questa tesi, magistralmente sostenuta e analizzata da studiosi come Ferenczi, Neumann e Hillmann attraverso innumerevoli paralleli tra biologia, psicologia, antropologia e mitologia, compara lo sviluppo ontogenetico (del singolo) a quello filogenetico (dell'umanità), arrivando alla conclusione che il primo non è che una ricapitolazione più o meno modificata del secondo. Facciamo qualche esempio.
Il simbolo del cerchio è usato in tutte le culture per indicare lo stadio iniziale, la globalità, la perfezione originaria da cui, in seguito, nasceranno le scissioni destinate a dar origine all'universo. E' il cerchio dello zodiaco, l'uroboros (serpente che si morde la coda) egiziano, l'uovo cosmico degli alchimisti e degli indù. A livello personale (ontogenetico), questo simbolo - espresso dalla carta astrologica natale ancora vuota, pulita, senza pianeti né punti interstiziali - altro non è che il bambino ancora nascosto nel ventre materno, e che quindi non possiede né può possedere alcuna esperienza di sé, né vita autonoma. Allo scadere del tempo, il bambino abbandona il grembo della madre (uovo, uroboros) e viene alla luce. Si nota immediatamente l'analogia con tutti i miti religiosi in cui la creazione viene appunto rappresentata come luce. E' la nascita della coscienza, della lux in opposizione alle tenebre della personalità indifferenziata. Soltanto alla luce della coscienza l'uomo può conoscere, e l'atto del conoscere implica la discriminazione e la scissione. E' attraverso le opposizioni, infatti, che l'esperienza del mondo diventa possibile. Ciò, a livello mitologico, è rintracciabile in tutti quegli episodi in cui il dio-figlio taglia a pezzi il drago (uroboros) e con quei pezzi costruisce il mondo. Il passo successivo è la scissione della sfera psichica in due sistemi, il conscio e l'inconscio. La mitologia rappresenta tale sviluppo col tema dei Gemelli, due fratelli nati dallo stesso grembo e nello stesso momento, di cui uno, però, è di origine divina (figlio del cielo, quindi del Padre, rappresentante della coscienza egoica e razionale), e l'altro è di origine ctonia (figlio della Madre Terra, rappresentante quindi l'inconscio). Nell'evoluzione della specie, l'accentuarsi della coscienza e il prevalere delle funzioni psichiche "superiori" - ovverosia razionali - ha determinato lo sviluppo della corteccia cerebrale, ma quando l'uomo, in preda a forti emozioni oppure ricollettivizzato come parte di una massa, ritorna allo stadio primitivo, si scatena in lui una reazione incontrollabile, perché i contenuti sommersi (il Gemello ctonio) emergono con violenza, invadono la sfera della coscienza ed infine esplodono, travolgendo la volontà e la razionalità dell'individuo. (Quest'attivizzazione "selvaggia" degli antichi livelli cerebrali, adombrata nella mitologia e teorizzata dalla psicologia del profondo, sta finalmente trovando una sua sistemazione scientifica attraverso l'opera intelligente e originale di alcuni autori. Renato Balbi, in Italia, è stato fra questi). E siamo allo stadio del bambino piccolo, dell'infante. Separato dalla madre dopo il taglio del cordone ombelicale, ha ancora bisogno di lei per essere nutrito e protetto. Storicamente, è il periodo caratterizzato dalla massima dipendenza dell'uomo dalla terra, divinizzata come dea onnipotente, Madre Terra, Gea. I miti corrispondenti sono numerosissimi, e ricorderemo il più famoso di tutti, quello di Zeus fanciullo (figlio di Gea) nutrito da una divinità materna in forma di capra.
Ricapitoliamo. Il rapporto dell'io con l'inconscio e del personale col transpersonale è un processo dinamico, una rappresentazione che ha come protagonista il singolo individuo. Il tema astrologico natale, visto in questa luce, diviene dunque lo scenario di tale rappresentazione, un vero e proprio luogo di rito. Al centro del tema natale sta il Sé (origine del cerchio zodiacale), intorno a lui agiscono i contenuti psichici consci e inconsci (pianeti), sullo sfondo di strutture archetipiche (i segni zodiacali) che sono in rapporto di comunicazione col mondo esterno attraverso i vari settori di esperienza (i Campi o Case).
Che cos'è dunque, l'astrologia?
E' un'esperienza individuale, uno strumento dell'uomo per conoscere se stesso e rapportarsi su queste basi di conoscenza al mondo che lo circonda e all'universo interno. E' una metafora, un linguaggio, un messaggio. E' un codice segreto la cui chiave consiste nello sforzo umile, individuale e continuo di capire chi siamo e coscientemente impegnarci a diventare ciò che siamo.
Che cos'è un tema astrologico?
E' un giardino incantato, un Eden o bosco terrifico, illuminato dalla luce della coscienza o buio per l'inconsapevolezza. E' un grafico, un simbolo, un talismano che ci aiuta a trovare la strada e - se ci saremo impegnati a fondo e non avremo barato a questo gioco della vita - a non smarrirla mai più.

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